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16 ottobre 2011

Gramsci contro il fanatismo (sempre attuale)

"Tutte le forze reali dello Stato, e specialmente le forze armate, intorno alle quali già si comincia a discutere, dovranno schierarsi definitivamente da una parte o dall'altra, imponendo la soluzione già delineata e concertata.

Quale deve essere l'atteggiamento politico e la tattica del nostro partito nella situazione attuale? 
La situazione è «democratica» perché le grandi masse lavoratrici sono disorganizzate, disperse, polverizzate nel popolo indistinto. 

Qualunque possa essere perciò lo svolgimento immediato della crisi, noi possiamo prevedere solo un miglioramento nella posizione politica della classe operaia, non una sua lotta vittoriosa per il potere. 

Il compito essenziale del nostro partito consiste nella conquista della maggioranza della classe lavoratrice, la fase che attraversiamo non è quella della lotta diretta per il potere, ma una fase preparatoria, di transizione alla lotta per il potere, una fase insomma di agitazione, di propaganda, di organizzazione. 

Ciò naturalmente non esclude che lotte cruente possano verificarsi, e che il nostro partito non debba subito prepararsi e essere pronto ad affrontarle, tutt'altro: ma anche queste lotte devono essere viste nel quadro della fase di transizione, come elementi di propaganda e di agitazione per la conquista della maggioranza.

Se esistono nel nostro partito gruppi e tendenze che vogliano per fanatismo forzare la situazione, occorrerà lottare contro di essi in nome dell'intiero partito, degli interessi vitali e permanenti della rivoluzione proletaria italiana." 

Antonio Gramsci (da la Questione Meridionale)




 



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permalink | inviato da giugioni il 16/10/2011 alle 20:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 aprile 2008

Firmiamo per il diritto al voto degli studenti e dei lavoratori fuori sede


Sapete cosa significa per uno studente o un lavoratore precario meridionale fuori sede attraversare l'intera nazione per andare a votare?
Migliaia di chilometri in fretta e furia, dispendio di tempo e denaro per esercitare quello che dovrebbe essere un diritto.
Un gruppo di studenti fuori sede dell'Università di Torino ha deciso di fare una raccolta firme on line .
Di seguito il testo della petizione.


Io voto fuori sede

Da dati del Ministero per l'università e la ricerca (anagrafe.miur.it), sono 250.535 gli studenti universitari che studiano fuori dalla propria regione di appartenenza e non abbiamo dati su quelli che studiano all'estero o che si trovano nella condizione di fuori sede per lavoro. Per quasi tutte queste persone, esercitare il diritto al voto è spesso impresa dispendiosa di tempo e soldi. Le agevolazioni per gli spostamenti in treno, infatti, sono utili solo su tratte limitate (anche perché i treni scontati sono solo i regionali e pendolini). Desideriamo che esercitare il diritto al voto possa essere un'operazione semplice come lo è in altri stai europei tramite l'introduzione del voto tramite delega o per corrispondenza. In Francia, Gran Bretagna,Germania, Spagna, Svezia, Irlanda, Lituania, Slovacchia, Danimarca, Belgio, Finlandia è già così. Cambiare è molto semplice, dobbiamo solo sensibilizzare il parlamento a questo tema. Se sei anche tu un fuori sede o comunque ritieni di appoggiare la causa firma e fai firmare la nostra petizione:http://www.firmiamo.it/iovotofuorisede
Soprattutto fai circolare questo link tra i tuoi contatti e nella tua università.


 


8 gennaio 2008

Fare il soldato in Iraq è meno rischioso che lavorare in fabbrica

Sembra un paradosso, ma è la pura realtà.
Basta guardare i numeri.
Più di mille i morti sul posto di lavoro nel solo 2007.
Dal 2003 ad oggi in Iraq sono morti 38 soldati.
In Afghanistan 11.
Nel solo 2007 invece le vittime sul lavoro sono state "circa" 1300.

Perdonate il paragone macabro, ma questi sono i numeri, questa è la realtà.

Passato il tempo del cordoglio e dello sdegno formal-istituzionale dopo la strage di Torino, i lavoratori sono tornati sul proprio posto di lavoro (co.co.pro a 71 anni...) con gli stessi rischi di prima.

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